Salve gente e ben ritrovati su Our SciFi. Oggi, nell’angolo del libro parliamo del classico “Il giorno dei Trifidi” titolo originale “The Day of the Triffids” di John Wyndham. Un bellissimo romanzo che esplora le reazioni umane nei confronti della catastrofe. Se state pensando ai così detti “disaster movies”, siete molto fuori strada. Se non siete ancora iscritti al canale fatelo subito e attivate anche la campanella, ma ora parliamo del giorno dei trifidi

Venne realizzato un adattamento cinematografico, ossia il film del 1963 diretto da Steve Sekely uscito in italia con il titolo “l’invasione dei mostri verdi” e successivamente in home video come “il giorno dei trifidi”. Più che un adattamento, però, si dovrebbe parlare di libera ispirazione, dato che il libro e il film, nonostante partano grossomodo dalle stesse premesse, raccontano due storie profondamente diverse.

Voglio premettere che ho comunque apprezzato il film. Se non per i contenuti profondi, per quell’inesplicabile fascino che ritrovo puntualmente nei vecchi film di fantascienza. E se siete colti anche voi da quello strano fascino, fatemelo sapere nei commenti insieme al vostro film vintage preferito. Ma tornando a parlare de Il Giorno dei Trifidi, in cosa differiscono il romanzo e il film?

Entrambe le storie cominciano con il protagonista che si risveglia in ospedale e nota un’insolita quiete per essere il centro di Londra alle otto di mattina di un mercoledì. Bill Masen, questo il suo nome, non può vedere cosa sta succedendo dato che ha la testa, occhi compresi, bendata a seguito di un trauma. Quel giorno i dottori avrebbero dovuto togliergli le bende e constatare la sua guarigione, ma l’ospedale sembra deserto.

Decide quindi di provvedere egli stesso alla rimozione delle garze, scoprendo dapprima con sollievo di non aver perso la vista, poi con angoscia che il resto del mondo l’aveva, invece, persa. Questa cecità globale era stata provocata da un’insolita pioggia di meteoriti che aveva causato una serie di forti bagliori colorati nel cielo. Tutti coloro che avevano ammirato questo sinistro spettacolo celeste si erano ritrovati ciechi il giorno successivo. Masen si era perso l’evento a causa delle bende, il che gli aveva salvato la vista. Ne “il giorno dei Trifidi” basta questo a far crollare la società e spingere la razza umana sull’orlo dell’estinzione. Niente esplosioni, terremoti o attacchi alieni. Perlomeno c’è da dire che anche come “disaster movie” il film segue un approccio originale.

A complicare ancora di più la vita agli uomini ormai indifesi ci sono però anche i trifidi. Ed è qui che le due storie (film e romanzo) cominciano a differenziarsi: I trifidi sono delle piante carnivore velenose che riescono a sradicarsi dal terreno ed andarsene in giro a caccia di uomini da divorare. Nel film queste piante arrivano sulla terra tramite spore portate proprio dalle meteoriti che hanno causato la diffusa cecità, mentre nel libro i trifidi erano già noti e presenti sulla terra da parecchio tempo il giorno che caddero i meteoriti, e Masen aveva gli occhi bendati proprio per essere entrato in contatto con il veleno dei Trifidi, essendo egli un coltivatore degli stessi, che venivano sfruttati dall’uomo per produrre olii e cibi dall’altissimo potere nutritivo.

Nel testo originale del libro l’origine dei trifidi non viene spacificata con chiarezza, ma viene supposta un origine naturale o extraterrestre. In alcune edizioni del libro, però, viene inserita l’idea che i trifidi siano un esperimento genetico portato avanti da scienziati sovietici e che siano stati diffusi poi in tutto il mondo accidentalmente.

Questa differenza fra il film e il libro può sembrare poco importante, ma già delinea un approccio completamente diverso fra le due opere: il film si concentra sul disastro che distrugge l’umanità, identifica i trifidi come nemici, come alieni e pone nella loro distruzione l’obiettivo necessario alla salvezza della razza umana.

Il libro, d’altro canto, sottolinea la fragilità della società umana nei confronti delle forze naturali ed esplora i comportamenti delle masse in una situazione vicina all’annientamento. La salvezza, in questo caso, non viene ricercata nella distruzione di un nemico, ma nella repressione degli istinti più violenti insiti nell’uomo che rappresentano un’alternativa tristemente allettante quando la civiltà perde la sua stretta sugli individui.

Nel libro, infatti, vi sarà molto difficile incasellare i personaggi all’interno della classica dicotomia di buoni e cattivi, bene e male. I trifidi non sono né bene né male di per se stessi; sono stati un bene prima del disastro, dato che venivano coltivati dall’uomo e sono un male ora, poiché gli uomini privati della vista sono divenuti inermi contro la naturale spinta di queste creature a cibarsi.

Anche il film affronta il tema della reazione delle persone a questa particolare situazione, ma lo fa in maniera molto più superficiale del libro. Nel romanzo di Wyndham, il protagonista ci mette parecchio ad accettare la scomparsa della società come la conosceva. All’inizio, quando è costretto a prendere cibo o altri beni dai negozi abbandonati, egli lascia del denaro come pagamento sui banconi impolverati. Il suo è un gesto rivolto più che altro a se stesso, come rassicurazione del fatto che il vivere civile non è morto, ma solo temporaneamente sospeso. Altri esseri umani che incontrerà sul suo cammino, invece, saranno stati molto più sbrigativi nell’abbandonare le vecchie regole ed immergersi nell’anarchia e nella violenza che probabilmente agognavano sin da prima del disastro.

Il finale è forse la differenza più evidente fra film e romanzo. Ora vi dirò come finisce il film ma NON come finisce il romanzo, quello dovrete leggerlo. Nel film si scopre che i trifidi possono venire facilmente uccisi con l’acqua di mare. Il cliché di un nemico alieno apparentemente invincibile che ironicamente è vulnerabile a qualcosa di estremamente comune ed abbondante sulla terra lo abbiamo visto più e più volte in opere fantascientifiche che abbracciano diversi periodi. Un paio di esempi fra tanti sono “La guerra dei Mondi” di H.G. Wells, dove invasori marziani tecnologicamente avanzati soccombono ai germi naturalmente ubiqui sulla terra e al pretestuoso “Signs” il film di Night Shyamalan, dove invasori alieni altrettanto avanzati, si rivelano essere solubili in acqua.

Se prendiamo in considerazione questi tre esempi, “il giorno dei trifidi” è senz’altro il più credibile. Per quanto riguarda “la guerra dei mondi”, si potrebbe obiettare che una civiltà aliena avanzata in grado di viaggiare nello spazio, avrebbe dovuto prevedere e premunirsi contro l’attacco dei microorganismi terrestri, come faremmo noi. Ma se ci si pensa meglio, siamo ancora in grado di trovare delle giustificazioni: è possibile che questa civiltà aliena, pur essendo progredita nella fisica e nell’ingegneria, non abbia mai scoperto la vita microscopica. È anche possibile, ma certamente ancor meno probabile, che nell’ecosistema di Marte i batteri non esistano più da molto tempo, lasciando i marziani impreparati mentre l’incontrano sulla terra.

Se parliamo di “Signs”, invece, non ci siamo proprio. Prima di tutto non riesco ad immaginarmi una civiltà aliena con una tecnologia del genere che decide di conquistare un pianeta saturo di una sostanza per loro letale come l’acido solforico per noi e nel farlo decidono di sbarcare completamente nudi. Anche volendo ammettere una straordinaria ignoranza da parte di questi alieni, la cosa non regge comunque, dato che li vediamo girare tranquillamente in un’atmosfera che può contenere fino al 6% di vapore acqueo. Vorrei vedere voi in un’atmosfera al 6% di vapori di acido solforico. A un certo punto gli alieni se ne vanno per conto loro, forse dopo essersi resi conto di aver fatto una cazzata totale e dopo il colpo di scena del bicchiere d’acqua finisce il film. Non sto dicendo che è un film da buttare; la regia è ben fatta e riesce a coinvolgere lo spettatore nell’atmosfera di angoscia, il problema è che la storia dell’acqua annienta l’importanza di tutti gli eventi raccontati sinora dal film. Questo perché per quanto fossero andate male le cose per gli umani, prima o poi avrebbe piovuto. l’unico messaggio veicolato dal film è che “le vie del signore sono infinite” e questo, secondo me, stona un po’ con il classico spirito della fantascienza.

Perdonatemi questa divagazione, il finale del libro non è assolutamente così superficiale come quello del film, anzi. Per concludere “il giorno dei trifidi” è una lettura obbligatoria per ogni appassionato di fantascienza e reclama decisamente il suo posto fra i classici del genere. Dato che non si può considerare una “hidden gem” come il libro visto la scorsa puntata (Naufragio), non avrete alcuna difficoltà a trovarlo sia in cartaceo che sotto forma di eBook. Sono curioso di sapere quanti di voi hanno visto il film senza leggere il libro. Fatemelo sapere, come sempre, nei commenti.

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