Salve gente e ben ritrovati su OurSciFi per una bella recensione. Tribes of Europa è una serie Netflix distopica / post-apocalittica che sta facendo parlare di sè, essendo una delle serie più guardate su Netflix (al momento in cui scrivo questa recensione) e avendo, inoltre, ottenuto un punteggio parecchio alto su Rotten Tomatoes sia dalla critica che dal pubblico.
C’è stato anche parecchio hype, dato che la serie è stata prodotta dagli stessi produttori di Dark, altra serie sci-fi Netflix (a cui prima o poi dedicherò un video) che si è ormai conquistata un grande consenso all’interno della community di appassionati del genere.
Riuscirà, quindi la tedesca Wiedemann & Berg Filmproduktion a fare un secondo colpaccio con Tribes of Europa?
È presto per dirlo, dato che per ora è uscita solo la prima stagione, ma posso sempre dirvi cosa ne penso io.
La serie è ambientata in un prossimo futuro post-apocalittico con elementi distopici. l’anno è il 2074 e il mondo… non è più lo stesso.
Un evento catastrofico noto come “Dicembre Nero” dalla natura non meglio specificata in questa prima stagione, causa un blackout globale e la distruzione di tutta la tecnologia digitale o elettrica.
Questo, insieme a tensioni geopolitiche pregresse, avrebbe causato la disgregazione dell’unione europea e dei singoli stati che la compongono. La popolazione si riorganizza quindi in una miriade di micro-stati o tribù, come vengono chiamate nella serie, che non collaborano fra di loro e, in alcuni casi, combattono per il dominio del territorio.
Come premessa la trovo interessante per una serie di motivi.
Sapete bene che le mie condizioni per poter apprezzare un prodotto di fantascienza prevedono che questo faccia tre cose: presenti dei personaggi credibili e ben caratterizzati, faccia sorgere riflessioni su concetti scientifici o esistenziali e, in ultimo, proponga allegorie o metafore che possano aiutarci a guardare da un altro punto di vista eventi o situazioni del mondo reale. Meglio se eventi o situazioni che stiamo vivendo nel momento in cui fruiamo il prodotto di fantascienza.
Tribes of Europa fa decentemente due di queste cose e una, diciamo, non benissimo. Vediamo:
Esiste un evento ipotizzabile che possa causare un blackout e la distruzione dell’elettronica? Anche se la serie per ora non si sbottona a riguardo, possiamo fare alcune ipotesi. Un fenomeno noto che potrebbe causare gli effetti del Dicembre Nero è la tempesta geomagnetica scatenata magari da un brillamento solare.
I brillamenti solari sono degli eventi molto energetici che avvengono periodicamente ed interessano la nostra stella. A volte capita che il sole produca brillamenti più potenti del solito e che scagli verso la terra ondate di plasma caldissimo a gran velocità, che colpendo il campo magnetico del nostro pianeta possono perturbarlo a tal punto da indurre delle correnti elettriche nei conduttori che si trovano sulla superficie, come ad esempio le linee elettriche.
Non ho intenzione di spiegare la faccenda nel dettaglio in questo video perché c’è parecchio da dire e ci allontaneremmo troppo dal seminato. Penso che farò un video a parte dedicato all’argomento. Vi dico solo che non è un’idea troppo fantasiosa anche perché cose del genere sono già avvenute ed hanno già causato danni alle nostre infrastrutture e ad alcuni dispositivi elettrici anche su scala globale.
Un’altra causa papabile per la distruzione dell’elettronica e delle infrastrutture energetiche è un impulso elettromagnetico o EMP generato dall’uomo tramite la detonazione di uno o più ordigni nucleari appena fuori dall’atmosfera terrestre, che causerebbero, tramite l’interazione dei raggi gamma generati dall’esplosione con l’atmosfera, un impulso di microonde che potrebbe friggere l’elettronica non schermata, gli avvolgimenti dei motori elettrici e i trasformatori dell’alta tensione. Non mi vengono in mente altre possibili cause, se qualcuno di voi ha un’idea fatemela sapere nei commenti.
Quindi, tutto sommato questo punto è abbastanza credibile, se effettivamente di brillamento solare o di EMP si è trattato, eh? Spero non sia una di quelle robe con premesse intriganti ma che poi alla fine non vengono mai giustificate… Sto guardando te, Birdbox!
Passiamo al terzo punto, ovvero farci indirettamente riflettere su questioni di attualità.
Come dichiarato dallo stesso regista e ideatore Philip Koch, l’ispirazione per Tribes of Europa gli venne quando fu testimone del referendum che nel 2016 diede il via al famigerato Brexit, il culmine del sentimento euroscettico che serpeggiava da tempo non solo nel regno unito.
Koch, con Tribes of Europa vuole quindi affermare la sua convinzione che la disgregazione dell’Unione Europea sotto la spinta dei movimenti sovranisti e antieuropeisti alimentati anche da ingerenze esterne, come Russia e Cina, possano essere devastanti per il nostro futuro. Fra le conseguenze della fine della collaborazione fra i popoli
Europei che possiamo vedere nella serie, ci sono schiavitù e soppressione dei diritti umani, violenza, ma soprattutto qualcosa di più pressante e pericoloso: l’impossibilità di fronteggiare un nemico che arriva dall’esterno, che minaccia di distruggere tutto e tutti. Questo lo riprendiamo fra un attimo nel dettaglio perché è importante.
Ora vediamo come è strutturata la narrazione. Dopo una breve introduzione, la storia si scinde in tre linee narrative che seguiranno le avventure dei tre protagonisti, tre fratelli appartenenti alla tribù degli Origini, un gruppo di persone che ha rifiutato la tecnologia e vive nella foresta, in armonia con la natura.
Qui devo cominciare a fare un po’ di critiche. Le tre linee narrative sembrano rivolgersi a tre fasce di pubblico diverse e questo, lasciatemi dire, è una scelta alquanto singolare, un voler accontentare tutti senza accontentare veramente nessuno.
C’è la storia di Kiano, che ha un chiaro feeling Young Adult, con temi forti come violenza, droga e sesso e toni estremamente cupi, poi si scende di un livello con la storia di Liv, che prende la forma del classico Teen Drama, di cui incorpora praticamente tutti gli stilemi. Già dalla prima puntata mi ha ricordato tantissimo Hunger Games, con eroismo e romanticismo. Poi c’è la storia di Élia, il più piccolo dei tre fratelli, che se vogliamo sembra rivolta ad un pubblico ancora più giovane, con toni estremamente edulcorati che contrastano parecchio l’idea che ci si era fatti del mood della serie quando nella prima puntata gli origini vengono crudelmente massacrati.
La serie non pretende di descrivere nel dettaglio il processo che ha portato all’attuale stato di cose, ma ce lo fa intuire man mano che conosciamo le varie fazioni e le loro filosofie, ovviamente ispirate a quelle che dividono l’Europa nel nostro presente.
Anche qui ci sono un po’ di incoerenze, soprattutto negli Origini. Una tribù che per essere neoluddista ne sa davvero parecchio circa la tecnologia del vecchio mondo, tanto che Èlia riesce ad affermare con una certa sicurezza che il velivolo visto solcare il cielo e precipitare nella foresta non figura fra i velivoli pre-dicembre nero.
Si potrebbe dire di Èlia è il classico ragazzino ribelle che va contro i precetti della tribù perché curioso e avventuroso, ma questa narrativa viene espressa solo debolmente e comunque la tribù nel suo complesso è contraddittoria dato che durante l’iniziazione di Èlia parte la musica trap. Quindi avevano una console da dj. E poi:
I corvi, invece, sono un pochino più interessanti come tribù: sono guerrieri nazi vichinghi decadenti con un capo ultra carismatico e un’economia basata sulla produzione di droga ad opera di schiavi. Fico.
Poi ci sono i Crimson, che sono in pratica le forze armate dell’Unione Europea, gli Eurocorps, o almeno qualcosa di simile, che cercano di riunificare l’Unione e restaurare la sua ideologia. È però mia opinione che i Crimson, in Tribes of Europa, rappresentino anche i lati negativi percepiti oggi circa l’unione europea, ossia disorganizzazione, volontà politica non proprio trasparente e lo spettro di una dittatura su vasta scala.
La linea narrativa di Èlia è, come vi dicevo prima, quella che mi ha convinto di meno, dato che sembra stridere con il mood più cupo del resto della serie. La storia segue i binari del signore degli anelli o di altre opere simili. Èlia, novello Bilbo Baggins, si vede investito di un’enorme responsabilità quando gli viene chiesto di portare l’anello del potere, o in questo caso un cubo del potere (che è anche da gaming perché ha i led), laddove potrà servire a salvare la terra di mezzo dall’avanzata delle tenebre, ossia l’Europa da un non meglio specificato pericolo che arriva da Est.
E qui ci ricolleghiamo a quello che dicevamo prima sul simbolismo della serie: un’Europa divisa che non è in grado di affrontare un nemico esterno che arriva, guarda caso, da Est. Cosa c’è a Est? La Russia?
La Cina?
l’unica fazione che si preoccupa seriamente del pericolo sono gli Atlantidei, che non mi è ancora ben chiaro chi o cosa rappresentino. Se avete un’idea potete farmelo sapere nei commenti.
Quindi Èlia fugge con il cubo e si trova sperduto in un mondo spietato dove la vita umana non vale molto, e qui incontra Moses: Un avventuriero dedito al recupero e smercio di manufatti preziosi. Moses è interpretato da Oliver Masucci, lo stesso che faceva Ulrich in Dark, ed è forse per questo che il personaggio è piaciuto a molti. In effetti è uno dei personaggi più carismatici della serie, insieme a Grieta. Diciamo che ricorda un po’ Jack Sparrow ma meno schizzato.
La cosa che non mi è piaciuta è che si è deciso di sacrificare completamente la drammaticità di questa parte di storia per privilegiare la parte più “leggera”. Sarebbe andato bene se tutto il prodotto fosse stato impostato così, come peresempio con “il Quinto Elemento”, ma quando seguiamo la storia di Kiano, che è molto drammatica, ci sembra di guardare due serie diverse.
Moses dovrebbe essere un uomo senza scrupoli, essendo riuscito a sopravvivere in un mondo così duro da solo. Dovrebbe essere furbo e restio a correre rischi inutili, ma quando il ragazzo gli mostra ingenuamente il cubo, tenta solo inizialmente di rubarlo e successivamente decide di salvare il ragazzo dai corvi. E qui fatemi aprire una parentesi: ci sta che Èlia, essendo un ragazzino è ingenuo, ma dopo aver visto tutta la sua famiglia trucidata da gente che voleva il cubo, forse non avrebbe dovuto essere così imbecille da mostrare il cubo alla PRIMA persona che ha incontrato e che gli stava puntando un fucile pochi istanti prima.
Questa ingenuità si percepisce molte altre volte durante la serie, con Èlia e Moses che si fanno sgamare il cubo perché non hanno preso le precauzioni che qualunque imbecille avrebbe preso.
La storia di Liv è forse quella meno ispirata delle tre. Comincia con lei che si risveglia dopo aver passato una notte svenuta nelle acque basse di un fiumiciattolo nel bel mezzo di una foresta. Anche se non fosse stata ferita, sarebbe dovuta morire per ipotermia. Si, anche fosse stata estate e dall’abbigliamento degli Origini non credo fosse estate piena.
Da lì in poi la storia si sviluppa come un teen drama abbastanza generico. Un po’ interessante il personaggio di Grieta, ma a parte quello, niente davvero degno di nota.
La storia di Kiano è quella che ho trovato più interessante, dato che ci svela la società dei Corvi in tutta la sua perversa decadenza. Sono anche più curate le scenografie ed i costumi. Purtroppo è piagata da una scena di combattimento estremamente ridicola. Odio i cliché.
Come nota finale, vi dico che il doppiaggio non è male, anche perché, finalmente, ho sentito “artifact” tradotto correttamente come “manufatto” invece che “artefatto”. Nella versione italiana, però, si perde un dettaglio: nella versione in lingua originale pare che siano tutti bilingue e che parlino inglese fra tribù diverse e tedesco fra di loro. E questo è un dettaglio che arricchisce l’ambientazione, quindi, peccato che non sia stato fatto uno sforzo per mantenerlo. E poi è anche carino guardare una serie non anglosassone tanto per cambiare.
Quindi, buona l’idea ma un po’ carente la realizzazione. Migliorerà nella seconda stagione? Chi può dirlo! In genere le serie netflix tutto fanno tranne che migliorare nel tempo, ma staremo a vedere. Intanto vi chiedo: se avete visto Dark, voi la percepite la mano dei suoi creatori in questa serie oppure no? Scrivetemelo nei commenti. Ah e poi iscrivetevi al canale, mettete mi piace al video e venite a trovarmi sul gruppo Facebook che vi lascio in descrizione, e a proposito del gruppo, sono ancora aperte le votazioni per decidere quale film recensirò malissimo prossimamente. Per ora sta vincendo Interstellar. Alla prossima!
