Salve gente e ben ritrovati su OurSciFi!

Il cinema di fantascienza ha ormai una storia ricca e interessante. Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad una riscoperta del genere con una marea di prodotti che cercano di poggiare i propri piedi sulle spalle di giganti dimenticati.

Chi ha fatto quindi la storia delle fantascienza? Classici senza tempo che purtroppo sono oggi sconosciuti ad una buona parte del pubblico giovane.

Cerchiamo di rimediare con questa carrellata dei sette film di fantascienza cult che hanno fatto la storia del genere.

Vi avviso, naturalmente, che questa lista non pretende di essere esaustiva dell’argomento. Quella che segue è semplicemente una mia personale selezione. Se non siete d’accordo sulla scelta, siete invitati ad arricchirla nei commenti.

Cominciamo con quello che trovereste su un’enciclopedia come esempio di classico della fantascienza: 2001 Odissea nello Spazio. Il grande Kubrick, un gigante della cinematografia che ho allegramente canzonato nel video pesce d’aprile pubblicato qualche tempo fa, ha avuto l’ardire di creare, nel 1968, il miglior film di fantascienza statunitense mai girato, almeno secondo l’American Film Institute, che lo ha collocato al primo posto nella fantascienza (seguito da Star Wars) .

Nella categoria generale, quindi migliori film statunitensi mai girati, 2001 Odissea nello spazio è al quindicesimo posto ed è stranamente preceduto da Star Wars che è al tredicesimo posto. Curioso.

2001 Odissea nello spazio è un’opera estetica, essendo in grado di suscitare emozioni al di là della comprensione della trama: Un modo di fare cinema che pochi hanno saputo padroneggiare e che ha persino ispirato il regista sovietico Tarkovsky nel suo famoso “Solaris”. Come se non bastasse, il film riesce ad essere anche incredibilmente verosimile dal punto di vista scientifico.

La narrazione degli eventi nel film è probabilmente il maggiore ostacolo alla fruibilità del prodotto da parte di coloro abituati a guardare un film come una storia piuttosto che come un’opera d’arte. 2001 Odissea nello spazio, in ultima analisi, parla del rapporto dell’uomo con l’universo. E questo rapporto non è una cosa che va capita; è una cosa che va sentita. Vi consiglio, quindi, di guardarvelo con questo spirito.

Proseguiamo con Star Wars, dato che lo abbiamo già citato e che nella lista dell’American Film Institute batte addirittura 2001 Odissea nello Spazio. Questo nella lista generale, ma non in quella di fantascienza. Come mai?

Certamente perché Star Wars è stato un fenomeno culturale che trascende la fantascienza come genere. È sicuramente più accessibile del film di Kubrick, dato che si tratta di un film pensato per essere apprezzato anche dai più giovani. Star Wars esce nel 1977, quindi nove anni dopo del 2001 di Kubrick, ma riesce comunque a mantenere un carattere pionieristico nella resa visiva e nella narrazione.

Fra le professionalità che vi hanno lavorato, infatti, ritroviamo Colin Cantwell, che ha partorito il design delle navi spaziali di Star Wars e che aveva già lavorato ad alcuni degli effetti visivi di 2001 Odissea nello Spazio.

Star Wars è stato per gli anni 80 quello che Titanic è stato per il 2000: ha imposto un nuovo modo di fare cinema, sdoganando le produzioni ad altissimo budget e gli investimenti sugli effetti speciali, ha creato di fatto un nuovo sottogenere fondendo la Space Opera con il Fantasy e la Soap e ha utilizzato innumerevoli approcci innovativi e tecniche filmiche mai viste prima.

Star Wars ha potuto imporre questa nuova visione anche grazie al fatto che è stato uno dei film più remunerativi di sempre.

George Lucas pare essersi ispirato ai fumetti di Flash Gordon quando ha immaginato la saga di Star Wars ed ha creato un

Universo talmente coeso e caratteristico da ispirare, oltre ai sequel, gli spin-off e tutto ciò che attiene all’immenso franchise ora posseduto dalla distopica Disney, tutta una serie di opere più o meno pesantemente ispirate alla prima trilogia.

Fra questi possiamo citare Dune, Akira, Alien, addirittura Star Trek e lo stesso film di Flash Gordon, basato, ironicamente, sul fumetto che aveva ispirato Lucas.

Insomma, se non avete ancora visto il primo film di Star Wars, correte subito ai ripari! E magari cercate di procurarvi la versione originale che venne proiettata nel 77, senza tutte le modifiche che trovate nella versione distribuita successivamente. Cercate la Silver Screen Edition.

Visto che abbiamo citato Alien, passiamo a lui come prossimo elemento della nostra lista. Retrospettivamente è in effetti difficile identificare gli elementi in comune con Star Wars in questo horror-slasher fantascientifico. Ma non avrete bisogno di farlo per godere di quello che è stato definito come uno dei più iconici monster movies di sempre.

Come i film visti finora, Alien ha vinto una caterva di premi ed è stato elogiato dalla critica e dal pubblico. Uscito solo due anni dopo Star Wars, nel 79, deve all’opera di Lucas la sua fortuna, dato che gli studios avallarono il progetto proprio sulla scia del successo che Star Wars aveva infuso nel cinema di fantascienza.

Nonostante, a prima vista, Alien possa sembrare un semplice “Venerdì 13” nello spazio, vi assicuro che c’è molto di più sotto il cofano di questa muscle car della Sci-Fi. I curatissimi designs, ad opera dell’imaginifico artista svizzero Hans Rudolf Giger sono semplicemente inimitabili ed inconfondibili.

Il film è poi stato all’avanguardia nella ridefinizione dei ruoli di genere e non solo per il ruolo di protagonista interpretato dalla grande Sigourney Weaver, di cui ha lanciato la carriera tra l’altro, ma perché pregno di un complesso simbolismo freudiano, che affronteremo certamente in un prossimo video. E se non volete perdervelo, iscrivetevi adesso al canale attivando anche la campanella!

Oltre al lavoro di Giger, l’Alien ha preso forma anche grazie ad un Italiano: Carlo Rambaldi che ha, nello specifico, realizzato la testa dell’alieno. Rambaldi, figura niente affatto sconosciuta nel cinema fantascientifico, aveva precedentemente dato alla luce altri alieni famosi: quelli di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo.

Ed è appunto questo il quarto film di questa nostra piccola rassegna. Anche questo un capolavoro che porta la firma del grande Stephen Spielberg,  di cui si riconosce la profonda e peculiare impronta nella pellicola. l’anno di uscita è il 77, lo stesso di Star Wars, con cui condivide alcune caratteristiche, fra le quali la più ovvia sono le fantastiche musiche di John Williams.

Anche se il successo economico di Incontri ravvicinati del terzo tipo è stato considerevolmente inferiore a quello di Star Wars, personalmente ritengo che veicoli un messaggio più profondo ed emotivo. I temi affrontati nel film di Spielberg sono gli stessi che ritroveremo in seguito in innumerevoli opere di fantascienza che hanno preso a piene mani da questo capolavoro.

Il tema della comunicazione con gli alieni, parte importantissima del film, verrà ripreso dallo stesso Spielberg nel successivo E.T. l’extraterrestre, film che avrebbe anch’esso meritato di essere incluso in questa lista per importanza culturale, ma che ha dovuto lasciare il posto ad Incontri ravvicinati per via di una mia affinità personale.

Un altro splendido film che affronta questo argomento è il più recente Arrival, chiaramente ispirato a Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, e che anche se non ancora definibile un classico, sono virtualmente certo che lo diventerà.

Oltre a quanto detto finora, Incontri Ravvicinati esplora anche il fenomeno UFO con gran dovizia di particolari. L’astronomo Joseph Hynek, che lavorò al progetto Blue Book per l’aeronautica militare degli Stati Uniti e fu uno dei maggiori studiosi della fenomenologia ufologica, venne assunto come consulente scientifico per il film.

Il titolo “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo” deriva proprio da quella che è nota come “Classificazione di Hynek” come potete vedere da questo esempio che ho preso dal sito inspiegabile.com , che serve a classificare i diversi tipi di avvistamento UFO.

Se 2001 Odissea nello Spazio parla del rapporto dell’uomo con l’universo, Incontri ravvicinati parla del rapporto dell’umanità con l’universo. È una distinzione molto sottile ma secondo me importante.

Facciamo ora un salto avanti nel tempo fino al 1991, mentre le macchine al comando di Skynet fanno un salto indietro nel tempo nel super classico dell’action fantascientifico “Terminator 2”. Anche se finora abbiamo toccato temi abbastanza impegnati, tranne forse per Star Wars, non è detto che un film incentrato prevalentemente sull’azione non possa essere estremamente influente nella cultura fantascientifica e non.

Questa è la prima volta che la nostra lista ospita un sequel anziché un capostipite. Questo perché il Terminator originale del 1984 era sì carino ma tutto sommato niente di speciale. Per questo motivo, raffrontandolo al suo genitore, Terminator 2 è stato acclamato come il miglior sequel di sempre.

Anche qui ci troviamo di fronte all’utilizzo di tecniche e tecnologie nuove per il cinema, come il motion capture e l’utilizzo estensivo della grafica digitale.

Diretto da James Cameron, Terminator 2 dimostra ancora una volta l’abilità del regista canadese di girare film con trame un po’ banali o comunque povere di sottotesto profondo, ma farlo talmente bene da tirarne fuori capolavori campioni di incassi. Se volete altri esempi potete guardare Aliens – Scontro Finale, Abyss e Avatar, per citare solo quelli di fantascienza. Insomma, altro che Michael Bay.

Alcuni degli spunti di riflessione che possiamo trarre dal film, seppur superficiali, sono la percezione di un pericolo intrinseco in alcune tecnologie, alcune considerazioni sui viaggi nel tempo e, in ultimo il sempreverde concetto fantascientifico della differenza fra uomo e macchina. Sempreverde perché sempre sen è parlato e sempre se ne parlerà e in fatti se ne parla anche nel prossimo film.

Ridley Scott, dopo Alien, riesce a conquistare un altro posto fra le sette meraviglie della fantascienza con Blade Runner, il film del 1982 che ha aperto la strada al cyberpunk e a alla fantascienza distopica nel cinema.

Si tratta di un film estremamente introspettivo, che ci fa riflettere sulla nostra stessa essenza, su quello che ci rende umani. Basato solo superficialmente su un racconto di Philip K. Dick dal titolo “Il cacciatore di androidi”, Blade Runner è ambientato in un mondo dove la tecnologia ha sfumato la differenza fra gli uomini e i replicanti, al punto da rendere necessarie diverse e complesse tecniche per poter distinguere gli uni dagli altri.

Questo concetto potrebbe risultare simile a quello espresso nel film “La Cosa” di Carpenter, ma differisce in un aspetto chiave: in Blade Runner, piuttosto che la paura del diverso, dell’impostore, del ribrezzo intrinseco in quella che viene definita come “uncanny valley”, a farla da padrona è la paura di noi stessi, di quella parte del nostro essere che evitiamo di osservare e rifiutiamo di riconoscere.

La quota stilistica è quella del Noir e l’ambientazione è estremamente cupa, con richiami a tematiche sociali molto sentite all’epoca di uscita del film ma forse ancor di più adesso. Quindi da vedere assolutamente. e lasciate perdere le critiche che sono state mosse alla presunta “lentezza del film”. In questo caso il ritmo misurato è funzionale all’estetica e alla riflessività dell’opera. Volete un esempio di un film lento immotivatamente? Guardatevi “Ad Astra”. Na monnezza.

Dulcis in fundo, passiamo al mio film di fantascienza preferito. l’ultimo di questa lista ma non certo in ordine di importanza. È quello a cui ho accennato poco fa: La Cosa film del 1982 di John Carpenter.

È un ibrido, che riesce a raggiungere una profondità ed una essenzialità paragonabile a 2001 Odissea nello Spazio ed al contempo mantenere un ritmo incalzante e ampiamente fruibile come Terminator 2. Questa lettura su più livelli è una delle caratteristiche più ardue da ottenere in un prodotto cinematografico ed è, a mio parere, la vera raison d’être di un’opera d’arte che deve al contempo veicolare un messaggio ma anche essere bella e godibile.

Il film è basato su un racconto di John Campbell del 1938, ed esplora, come dicevo prima, una parte essenziale ed ancestrale dell’animo umano: la paura del diverso, di qualcosa che non è ciò che sembra e della fallibilità della nostra percezione del mondo.

Carpenter riesce a rendere fedelmente tutti i punti importanti del racconto tralasciando saggiamente alcuni dettagli che erano effettivamente di troppo. Esattamente il contrario di quello che fa Hawks con il quasi omonimo film del 51 dove a causa di problemi di budget vengono mantenuti alcuni punti del racconto ma ignorati quelli più importanti.

Anche “La Cosa” è stata una produzione estremamente autorevole nella fantascienza del grande schermo, ma prima di diventare un cult, fu recepita in maniera estremamente negativa dalla critica, che parteggiava per l’approccio più positivo ad un visitatore extraterrestre proposto da E.T. quello stesso anno.

Gli effetti speciali sono fenomenali. La cosa è resa alla perfezione, molto meglio di come lo stesso Campbell l’aveva immaginata. Il cast e la fotografia sono sublimi e l’ambientazione coinvolge e lega insieme il tutto regalandoci un’esperienza emotiva unica.

Sarei curioso di sapere quanti di questi film avevate già visto. Magari scrivetemelo nei commenti. Per maggiori informazioni su la Cosa, vi rimando al video in proposito che farò dopo questo, link in descrizione non appena ci sarà, però iscrivetevi al canale altrimenti ve lo perdete.

Ora, sarete sicuramente arrabbiati con me perché non ho incluso il vostro film preferito nella lista. Ma niente paura, è tutto calcolato: scrivetemelo nei commenti e ne parliamo. Ma, per l’amor di dio, non scrivetemi Interstellar.

Che dire, questo era tutto. Dimostratemi il vostro apprezzamento con un bel mi piace al video e venitemi a trovare sul gruppo facebook che vi linko in descrizione o, se preferite su instagram, anche quello in descrizione.

Per oggi è tutto, ci vediamo al prossimo video, ciao!

Lascia un commento