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Stargate SG1 è una serie che ho sempre accolto con malcelato scetticismo ogni qualvolta mi veniva proposta. Ho apprezzato il film Stargate, del ’94, che però aveva quel classico gusto di videocassetta, ma la trama mi era sempre sembrata troppo autoconclusiva per poterci tirar fuori una serie scevra da forzature. E poi in quel periodo ero impegnato con Star Trek Voyager, e dato il vago stampo trekkiano che mi era sembrato avesse Stargate SG1, lo precepivo quasi come un tarocco. Fatto sta che ho evitato di guardarla per vent’anni, fino a quando un amico (che si chiama Andrea, ciao Andrea) mi fa “Stargate SG1 è fighissima!” e, dato che a questo punto il fattore nostalgia era diventato più potente del mio antico scetticismo, decido di guardarmela e ragazzi, guardare per la prima volta Stargate SG1 subito dopo aver finito Altered Carbon ci sta.
Lo riconosco: mi ero sbagliato. Stargate SG1 è una serie estremamente valida dal punto di vista del soggetto. Sono riusciti a creare un’ambientazione verosimile che consentisse l’utilizzo di tantissimo materiale coerente con la storia del film e al tempo stesso permettesse lo sviluppo di trama che abbraccia 10 stagioni e 213 episodi.
Ma questo non si apprezza immediatamente: L’episodio pilota (Childrens of the Gods) è uscito nel 1997. il primo impatto , specialmente se lo si vede oggi per la prima volta, può essere fuorviante: si capisce che il budget era limitato e i dialoghi avrebbero potuto essere curati meglio in determinate circostanze, ma appena ho visto Richard Dean Anderson (che tutti ricordano in genere per aver interpretato McGyiver) è entrato in azione il fattore nostalgia che mi ha dato un motivo per continuare a guardare la serie e mi ha salvato dallo scartare in maniera superficiale un prodotto che nasconde, invece, dei contenuti assolutamente godibili.
La storia di SG1 comincia un anno dopo gli eventi narrati nel film Stargate, con una incursione da parte di alcuni soldati Jaffa attraverso lo stargate conservato nella base militare sotto il monte Cheyenne. Il colonnello O’Neill (interpretato da Kurt Russel nel film e qui da Richard Dean Anderson) viene richiamato in servizio data la sue esperienza con questa faccenda dello stargate. All’inizio si pensa che l’attacco sia partito dal pianeta Abydos, che nel film era l’unica destinazione nota dello Stargate. Come ricorderete, il dottor Daniel Jackson era rimasto su Abydos dopo aver ucciso Ra e liberato la popolazione, quindi O’Neill decide di provare a contattarlo piuttosto che mandare la solita bomba nucleare per distruggere lo stargate di Abydos (che avrebbe dovuto essere già distrutto secondo il rapporto di O’Neill, che si trova a dover spiegare un po’ di cose).
Per farla breve, si scopre che Abydos è solo una fra centinaia se non migliaia di destinazioni alle quali lo Stargate può condurre, che Ra non era affatto l’ultimo della sua razza, ma ci sono altri alieni di questo tipo, ora chiamati Goa’uld, che continuano a schiavizzare gli umani su altri mondi, e che con i dovuti calcoli per compensare il movimento delle stella avvenuto in decine di migliaia di anni, è possibile attivare lo stargate sulla terra per raggiungere questi mondi sconosciuti.
Ritroviamo tantissimi personaggi del film, anche se tranne che per poche guest star, sono ovviamente interpretati da attori diversi. Nonostante questo, non si percepisce un grande distacco dal film, anzi io ho trovato il passaggio molto smooth, con il carattere dei vecchi personaggi reso abbastanza bene.
Come già successo nella serie originale di Star Trek, alcune limitazioni derivanti dal budget limitato sono state opportunamente trasformate in parti integranti della trama. Per esempio, il teletrasporto di Star Trek, poi diventato un tratto distintivo della serie, inizialmente era un modo per aggirare l’impossibilità economica di girare un atterraggio con una navetta su un pianeta nella puntata pilota.
Nel caso di SG1 le limitazioni avevano a che fare con le locations e eventuale MakeUp dei personaggi. Per rendere verosimile il fatto che la maggior parte dei pianeti alieni esplorati sono sospettosamente simili al nordamerica e le forme di vita sono in genere umani vestiti in modo strano, la trama prevede che i Goa’uld abbiano messo su una tratta di schiavi interstellare diffondendo la razza umana in buona parte della galassia e, ovviamente, su pianeti molto simili alla terra su cui sono state importate anche piante e animali indigene della terra in modo da poter sostentare la popolazione umana su questi pianeti. Il discorso fila e si aggancia perfettamente alla trama del film Stargate. Se ricordate anche in Star Trek TNG c’era un episodio (The Chase) che spiegava come mai così tante razze nella galassia fossero di forma umanoide.
Naturalmente c’è qualche piccola discrepanza fra il film e la serie, ad esempio il fatto che nel film l’alieno Ra era rappresentato come umanoide, mentre nella serie i Goa’uld sono parassiti vermiformi. Ma questo, secondo me non costituisce un problema poi così grave e non pregiudica la godibilità della serie.
Insomma, io in questa serie vedo il lavoro degli scrittori che si son dati da fare per supplire alla mancanza di soldi e di effetti speciali, mentre in certe altre serie moderne **Discovery** vedo l’esatto contrario.
La serie, a differenza del classico approccio a episodi autoconclusivi come nella serie classica di star trek e star trek TNG, vanta un buon equilibrio fra trama verticale e orizzontale, cosa già vista in Babylon 5 e ripresa egregiamente in Star Trek Voyager. In SG1 la trama orizzontale si basa sulla guerra contro i Goa’uld e la scoperta della storia degli stargate e di altre razze che hanno interagito con gli umani in un passato remoto, ma non vi voglio fare spoiler.
c’è da dire che a volte il rapporto fra narrazione orizzontale e verticale diventa forse un po’ troppo forzato, con episodi in cui missioni mirate ad ottenere un decisivo vantaggio sui potenti nemici Goa’uld si concludono in un niente di fatto con i personaggi che devono scegliere fra compiere la missione e salvare un compagno. Inutile dire che scelgono sempre di salvare il compagno. Non dico che queste situazioni non siano scritte bene, ma almeno dal mio punto di vista la necessità, ai fini della longevità della serie, di mantenere lo status quo mi è sembrata troppo evidente.
Come dicevo prima, i personaggi hanno una buona caratterizzazione, con O’Neill che con il suo sarcasmo riesce a mantenere un mood leggero ma non troppo e con Jackson che è molto meno sopra le righe che nel film. Forse un po’ meno incisivo come personaggio, ma lo preferisco comunque alla versione del film, che è veramente troppo ridicola. Ma il personaggio più interessante e che pesa più degli altri sulla serie è Teal’c: Un Jaffa ribelle che ha deciso di tradire i suoi divini padroni Goa’uld per unirsi ai terrestri nel tentativo di rovesciare il tirannico dominio dei Signori del Sistema.
Il cattivo che si allea con gli eroi, o meglio che viene salvato dagli eroi, è un tipo di personaggio particolare e ne esistono diverse incarnazioni nella letteratura fantascientifica. Ad esempio in Star Trek Voyager abbiamo 7 di 9, borg da quando era bambina che viene salvata da Janeway e condotta attraverso un percorso lungo e difficile, alla riaffermazione della sua umanità schiacciata dalla vita nella mente alveare. Ora, perché questo tipo di personaggio è così potente a livello letterario? Ci sono diversi fattori, e se parliamo di Teal’c e 7 di 9 i due personaggi sono così simili che quello che dirò adesso può essere applicato indifferentemente ad entrambi:
Per prima cosa, sono stati costretti a vivere una vita che li ha privati della loro umanità, ovvero della capacità di diciamo “godersi la vita”. Il fatto di non aver conosciuto altro oltre ad una vita di cieca obbedienza li ha resi ingenui e “candidi” (quasi come dei bambini) e legati ad alcuni valori condivisi anche da noi come l’onore o il senso di responsabilità. Non hanno avuto scelta, e quindi colpa. Tutto questo li rende oggetto di una forte empatia da parte dello spettatore. Poi, le loro approfondite conoscenze sul nemico e le straordinarie abilità fisiche o mentali che questi personaggi in genere vantano, li rendono degli alleati formidabili e spesso indispensabili nella lotta degli eroi contro il male, trasmettendo allo spettatore l’importanza di questo sodalizio, il che renderà più importante anche tutta la storia. Spesso questa importanza viene ulteriormente sfruttata creando degli equivoci, a volte anche un po’ forzati, basati spesso su incomprensioni culturali fra questi personaggi e gli eroi. Tali incomprensioni sono mirate a far percepire l’alleanza con il personaggio come fragile e ammette la possibilità che il nuovo alleato si penta della difficile scelta di rinnegare la sua vecchia vit a per seguire noi e quindi sprofondare di nuovo nella rassegnazione della schiavitù e di una vita senza amore.
Inutile dire che questo fa leva su diversi punti nello spettatore: la fragilità di qualcosa in genere lo rende ancora più importante ai nostri occhi. La scarsa abilità o impegno nel risolvere gli equivoci da parte degli eroi fa scattare il meccanismo di “io avrei potuto far meglio” e inoltre il fatto che tu, da spettatore, non possa in alcun modo chiarire l’equivoco ti fa sentire un po’ come quando schiacci per sbaglio la coda del tuo cane ma non puoi comunicargli adeguatamente quanto ti dispiace.
D’altronde quello che gli eroi stanno cercando di fare (e lo spettatore con loro) è dimostrare ad una persona estranea alla nostra cultura che i nostri valori (ovvero amicizia, amore, etica, ecc.) sono meglio di quelli del nemico. Capite che questo tipo di intento è accolto sempre con grande entusiasmo, specialmente su Facebook, dove può essere anche molto fastidioso…
Infine, questi personaggi sono sempre molto affascinanti, dato che hanno un passato misterioso e sono tostissimi. Sono un po’ meno legati all’etica degli eroi e possono agire più liberamente. Il fatto che durante la serie li si vede cambiare e crescere mentre affrontano l’arduo percorso rieducativo per ritrovare la loro umanità perduta, rafforza al massimo il legame dello spettatore con questi personaggi, che finisce per conoscerli meglio di tutti gli altri e la scelta finale del personaggio di rimanere con noi invece che tornare con il nemico è la prova ultima che abbiamo ragione noi e il nemico sbaglia. La moralità più è semplice meglio è quando ci si vuole rilassare.
E poi nel caso di Teal’c è sempre bello vedere gli dei Goa’uld che vedendolo al servizio degli umani esclamano con furioso sconcerto: “Jaffa!”
Chiudiamo questa parentesi.
Che altro dire su Stargate SG1? Non posso formulare un giudizio finale perché sono solo alla seconda serie. Posso dirvi che anche il tema musicale della sigla è molto bello, e riprende quello del film.
Concludendo, ho purtroppo notato alcuni importanti errori di traduzione nel doppiaggio italiano. Nell’episodio “viaggio nel tempo” ad esempio, il termine “solar flare” che significa “brillamento solare” viene tradotto come “razzo solare”. Ce ne sono un po’ di questi erroracci, ma comunque la serie mi sta piacendo e continuerò a guardarmela, poi farò un video alla fine.
