Salve gente e ben ritrovati su Our Scifi.
Ci ho messo un po’ ma alla fine ho terminato la visione di Star Trek Picard e come promesso sono qui a dirvi cosa ne penso, anche perché me lo avete chiesto in tanti.
Ho potuto constatare dai commenti che molti di voi sono rimasti delusi da questa serie. Le vostre motivazioni le capisco perfettamente, e con molte di queste sono pienamente d’accordo però, devo anche riconoscere che questa serie non è un disastro completo, qualcosina si salva. Diciamo che gli do un quattro e mezzo su dieci, al limite del mediocre.
Si tratta, però, di un giudizio che devo spiegare bene, perché non siamo di fronte ad un prodotto costantemente mediocre, ma… in media mediocre, perché ci sono cose buone e cagate tremende.
Non è una serie oggettivamente malfatta come Another Life o Discovery. E notate che ho detto malfatta, non brutta, perché se la bellezza può essere altamente soggettiva, si riconosce quando qualcosa è frutto di una scelta e quando è frutto di errore o sciatteria.
Star Trek Picard, da questo punto di vista, è abbastanza ben fatta. Alcuni errori ci sono, come ci sono in qualsiasi prodotto di questo tipo, anche nei capolavori, ma, ragazzi, considerando il livello al quale ormai si tende nelle produzioni che sfruttano un franchise, non me la sento proprio di bashare una serie dove si vede un minimo di impegno, dove c’è bravura e professionalità, dove c’è anche un messaggio tutto sommato. Insomma dove c’è stata gente che sapeva lavorare ma dove purtroppo c’era anche Alex Kurtzman.
Il finale è, diciamo, un’occasione sprecata, e capisco benissimo le critiche che gli sono state mosse, ma andiamo con ordine: analizziamo Picard e vediamo cosa c’è di buono e cosa non va.
Cominciamo con il design, ossia scenografie, costumi, fotografia e in genere stile visivo. Qui ho in effetti un po’ di critiche da fare. Non è assolutamente uno schifo completo dato che la fotografia è buona e alcune scene trasmettono molto bene il classico feeling di Star Trek, ma ci sono altre scelte stilistiche che sono quantomeno opinabili.
Quella che mi ha fatto storcere il naso è quella relativa al design dei romulani. Cioè, a me sembrano più elfi del signore degli anelli. Va beh, Elnor è spudoratamente simile al Legolas di Peter Jackson e qui si potrebbe obiettare sul fatto che in un universo pieno di armi ad energia esista ancora una tradizione di combattimento con armi bianche che non abbia una vocazione esclusivamente sportiva, ma questo riguarda la scrittura e ne parliamo fra un attimo.
Anche il Commodoro Oh ha un’aspetto stano, non mi pare di aver mai visto vulcaniani o romulani con orecchie a sventola e a me ricorda molto di più un elfo Tolkeniano.
Per quanto riguarda le scenografie, ce ne sono alcune carine…. Altre anche belle, ma c’è una certa tendenza al fantasy anche qui, magari non enorme, ma c’è e si sente.
Poi, alle soglie di questo venticinquesimo secolo in cui è ambientato Picard, quasi tutti hanno una spiccata passione per il vintage. Beh, forse qui hanno esagerato un po’, dico, ci sta che un personaggio in particolare sia fissato per i libri cartacei o per i dischi in vinile o per le foto stampate perché ce l’ha come hobby, ma qui sembra sia una cosa normale e appannaggio praticamente di tutti.
Anche il mobilio, spesso e volentieri, è nello stile del ventesimo secolo e non c’è una giustificazione apparente per questa scelta. Ma alla fine si tratta, appunto, di una scelta. Non un errore. Insomma, può anche darsi che nei trent’anni che sono passati dai tempi della Voyager, i terrestri siano stati investiti dalla passione del vintage.
È una cosa che in Star Trek, in effetti, c’è sempre stata. Qui è forse un po’ esagerata, ma niente di più. Ribadisco che il produttore della serie è Kurtzman e ci hanno lavorato anche alcune persone che venivano da Discovery, quindi, ringraziamo per come è andata, che poteva essere molto molto peggio.
A tal riguardo c’è la Giurati che dal nulla usa una Gormaghender in un esempio che fa e quella è roba di Discovery. Quello si poteva davvero evitare!
Quindi, insomma, diciamo, questo aspetto è più sul no. Passiamo ora alla regia e alla recitazione. Da questo punto di vista non ho particolari critiche da fare dato che sia la regia che la recitazione è abbastanza buona, a volte anche molto buona.
Alcune sequenze riescono a suscitare bene le emozioni che si vogliono veicolare. Le scene d’azione sono per la grandissima parte realizzate bene. E anche quando si ha necessità di far partire un combattimento corpo a corpo in una situazione in cui sarebbe più verosimile usare armi a distanza, la regia fa in modo che questo risulti tra virgolette credibile. È chiaro che un po’ di sospensione dell’incredulità va applicata, ma ad un livello più che accettabile.
Fanno eccezione le sparatorie con Sette di Nove che impugna due fucili phaser e passeggia sparando con nonchalanche. Vergognatevi.
In ogni caso, ho visto un tentativo di giustificare cose poco credibili e di questo gliene do atto.
Patrick Stewart è come sempre un ottimo attore e dà molto alla serie con la sua performance. Anche gli altri personaggi sono interpretati da persone che sanno lavorare bene e, davvero ragazzi, rispetto a tutte le schifezze che ho visto in giro in questo periodo, è una ventata d’aria fresca avere a che fare con degli attori che hanno una professionalità.
Quindi, questo aspetto è ok e ci sta.
Veniamo quindi alla scrittura, che è la parte più complessa e su cui c’è molto da dire. Qui ho avuto un po’, diciamo… sentimenti contrastanti, dato che c’è roba buona e roba non buonissima, per non dire di peggio.
Come sapete la parte che per me deve ricoprire un ruolo di maggior importanza nella scrittura è lo sviluppo dei personaggi e, da questo punto di vista, Star Trek Picard fa tutto sommato un buon lavoro, anche perché il focus dichiarato della serie era proprio sullo sviluppo psicologico della trama.
Molti si sono lamentati del fatto che JeanLuc Picard, come personaggio, non è più lo stesso, che è l’ombra di se stesso e cose così. Ma questo, secondo me, non è un errore, è una scelta. E ci può stare, dato che primo, è verosimile che una personalità si modifichi negli anni e soprattutto in vecchiaia, e secondo sono anche state esposte le esperienze vissute da JeanLuc che ne hanno in qualche modo trasformato il carattere.
Quello io lo considero un pregio più che un difetto. Per quanto riguarda gli altri personaggi classici di star trek, in particolare Sette di Nove, si percepisce un po’ che siano stati messi lì solo per fare un po’ di fan service e non sono scritti bene come l’ammiraglio Picard, però non è una tragedia dato che non hanno tantissimo screen time ed è comunque piacevole vederli nella serie.
Gli altri personaggi principali, come Jurati, Raffi, Rios e Soji sono scritti abbastanza bene. Non benissimo ma possono andare. Ho avuto qualche dubbio sulla Jurati quando ha ucciso Maddox alla fine della quinta puntata, ma la faccenda viene poi giustificata quando scopriamo che il commodoro Oh gli aveva condizionato i pensieri tramite una fusione mentale.
Certo, sarebbe stato meglio se il comportamento del personaggio fosse rimasto credibile anche senza l’informazione della fusione mentale. Per fare un esempio, vi cito Seska, la cardassiana infiltrata nell’equipaggio Maquis in Star Trek: Voyager.
Il suo comportamento poco consono con i valori della flotta stellare può venire inizialmente giustificato dal fatto che era una Maquis, e tale giustificazione viene ulteriormente rafforzata quando si scopre che è una cardassiana.
Per Jurati, invece, la giustificazione iniziale è quantomeno carente.
Il corniglio NO, non ci sta . Tra l’altro Corniglio è anche un comune in provincia di Parma. E poi cos’è tutta questa storia sul cibo genuino che è meglio di quello replicato? È vero, non è la prima volta che in star trek si tocca questo argomento, ma è una cosa che non mi è mai andata giù. Il replicatore riproduce esattamente il cibo di cui ha la scansione in memoria. E dev’essere per forza una copia perfetta dato che si basa sulla stessa tecnologia del teletrasporto.
Quindi quale dovrebbe essere la differenza fra i pomodori del replicatore e quelli cresciuti nell’orto? Forse Nepenthe è stata la puntata peggiore, molto lenta ed eccessivamente preparatoria.
La mossa del collo tipo data di Soji, NO ragazzi, dai, questa è cheesiness pura, avanti un po’ di impegno.
Una cosa buona della scrittura, invece, è la chiara presenza di una morale che abbraccia tutta la storia. Da qui Spoiler. L’argomento trattato, almeno in questa prima stagione è la paura. Vediamo che i romulani hanno paura dei sintetici, che i sintetici hanno paura degli organici proprio perché la paura dei romulani li ha spinti ad attaccarli, la federazione ha messo al bando la produzione di sintetici perché spinta nella paura dal piano dei romulani che prevedeva la messa in atto del disastro di Marte.
E qui c’è anche un certo accenno alla fake news a alle manovre politiche e sociologiche che alimentano la paura e l’intolleranza anche nella nostra società, tipo quelle messe in atto dalla Russia. Quindi, diciamolo, è ben fatto, in perfetto stile star trek, senza riferimenti diretti al problema che si sta cercando di discutere, cosa che aiuta a far passare il messaggio perché supera la naturale indisposizione che le persone sperimentano quando si attacca la loro visione del mondo.
Ma un attimo che lo spiego meglio questo concetto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che i Romulani, i sintetici e le altre fazioni presenti nella storia rappresentano sempre diversi aspetti della nostra società e la storia della paura è un chiaro riferimento ai problemi che sono più o meno sempre stati presenti e che sono molto attuali anche oggi.
Ora, se diciamo a qualcuno che è convinto che il 5G sia letale che la sua è una paura irrazionale, questi lo prenderà come un attacco personale ed eviterà di ascoltare, mentre, se l’idea viene espressa tramite un’allegoria, questa ha molte più probabilità di essere compresa.
Tempo fa ho pubblicato anche la recensione de “Il Buco”, il film di fantascienza netflix che è un’allegoria sulla distribuzione delle risorse nella nostra società. Star Trek Picard fa qualcosa che “Il Buco” non fa: tenta di dare una soluzione al problema.
E la soluzione al problema della paura è il coraggio e l’esempio che riesce a dare l’ammiraglio Picard. Un uomo che resta aggrappato saldamente ai propri valori e rifiuta di cedere alla paura. Un uomo che non teme nemmeno la morte dato che l’aveva già accettata da tempo. L’esempio del suo coraggio riesce in effetti ad ispirare sia i sintetici che la federazione.
Questo è in effetti un punto forte della serie, ma il finale della prima stagione è in un certo senso un’occasione sprecata. La solennità del sacrificio di Picard viene diluita dal fatto che JeanLuc non si sacrifica davvero, anzi, alla fine non muore neanche. Capisco che la serie deve continuare, ma far presagire il sacrificio estremo di un personaggio e poi constatare che tutto si risolve anche senza questo sacrificio, indebolisce un po’ tutta la storia.
E parlando di occasioni sprecate, porca miseria, il cubo borg. Quando Sette di Nove prende il posto della regina Borg al comando del cubo, cè stato un certo lasso di tempo in cui ho nutrito la concreta speranza di vedere la nave Borg combattere contro i Romulani e al fianco di Picard, con una Annika priva di emozioni che orchestrava un efficiente massacro contro gli aguzzini che avevano torturato e ucciso gli ex-B compreso Tug.
Sarebbe stata la cosa più figa di sempre, alla quale si sarebbe avvicinata solo la scena dell’episodio ventitre della quarta stagione di Star Trek Voyager, Testimone Oculare, dove la Voyager viene dipinta come una nave da guerra comandata da spietati assassini in una ricostruzione storica fatta settecento anni dopo il passaggio della Voyager. Nella ricostruzione l’equipaggio usava tutti i mezzi, anche quelli più immorali, per riuscire a tornare a casa. Sette di Nove era a capo di una piccola collettività Borg usata come truppe d’assalto.
Dopo quattro stagioni di alieni supponenti che creavano problemi e incasinavano la vita dell’equipaggio della Voyager, era davvero liberatorio vedere jeneway agire senza le restrizioni dell’etica della federazione.
Ma tornando a Picard, niente da fare, il cubo non spara neanche un colpo e si schianta su un pianeta. Che fregatura, ci sono rimasto davvero deluso.
Quindi, insomma, una stagione mediocre ad essere buoni, che non si avvicina ai fasti dello Star Trek che fu.
Ma errori ce ne sono?
Certo che ce ne sono, e pure tanti, ma li vediamo nel prossimo video dedicato ai peggiori errori di Star Trek Picard. Finora ci sono andato leggero, ma ne vedremo della belle, ve lo garantisco.
