Faccio queste registrazioni in modo che quelli che verranno dopo di me possano usare le informazioni che ho raccolto per trovare una cura nel caso non dovessi farcela.
Se non riesco ad isolare il virus sono spacciato, è questione di poche ore. Spero solo che questo video venga condiviso il più possibile.
L’unico modo che ho di capirci qualcosa è studiare le colture che ho preparato prima dell’incidente. La crescita è stata fulminea, e su tutti i substrati. Inoltre sembra che il fattore K riesca a infettare anche i procarioti.
Maledizione, anche i batteri hanno la febbre. Devo aspettare che scenda prima di fare le analisi. Intanto potrei… Leggere un libro…
Oh, salve gente e ben ritrovati su Our SciFi!
Oggi, nell’algolo del libro, diamo un’occhiata a tutti quei romanzi che in un modo o nell’altro affrontano le conseguenze che un’epidemia o una pandemia più o meno letale può avere sulla nostra vita e sulla società nel suo complesso.
Nella scorsa puntata di Pandemia nella fantascienza abbiamo già parlato di Andromeda, di Michael Crichton, e anche se la recensione era sul film del settantuno, vale anche per il libro dato che sono quasi uguali. Il libro, comunque è consigliatissimo e vi suggerisco di recuperarlo.
Il prossimo libro nella lista è “il Grande Contagio” di David McIlwain, che usò però lo pseudonimo Charles Eric Maine.
In questo classico della fantascienza apocalittica, un virus altamente letale e parecchio contagioso fa la sua comparsa in Asia (come al solito) e si diffonde successivamente in tutto il mondo.
Il romanzo esplora la reazione dei governi ad una simile catastrofe, che come da tradizione della fantascienza inglese, diventano quasi immediatamente distopici e dividono la popolazione in ricchi e poveri. Potenti e insignificanti.
I primi saranno i pochi fortunati ad usufruire dei rifugi sotterranei predisposti in fretta e furia dalle autorità quando diviene palese l’impossibilità di contenere il contagio, e i secondi condannati a morire o per mano del virus o a causa della violenza che pervade le masse ogni qual volta una dura prova minaccia la tranquillità della routine quotidiana.
La popolazione, dunque, insorge contro la tirannia del governo e dell’elite che invece di lavorare per il bene dell’umanità, cerca solo di salvarsi la pelle ed instaurare un regime reazionario. Per certi versi il romanzo mi ha ricordato il mondo de “il giorno dei trifidi”, anche quello un classico dello scifi inglese, di cui ho fatto anche una recensione. Vi lascio il link in descrizione.
Una domanda che potreste farmi a questo punto è: ci sono parallelismi con gli eventi descritti ne “il grande contagio” e la situazione attuale con la pandemia del Covid? Bè, un po’ si. Chiaramente non tutto, ma alcuni comportamenti delle persone, delle masse, dei media e dei governi, un po’ sono azzeccati nel romanzo.
Io, devo dire la verità: a quello che si vede in genere nella fantascienza apocalittica, io non ho mai dato molto peso. Ma vivere una situazione del genere mi ha fatto rivalutare la capacità predittiva che hanno alcuni bravi scrittori.
Però adesso non fraintendetemi: non sto dicendo che i governi sono malvagi o che bisogna ribellarsi o non credere all’OMS o scemenze simili, non cadiamo nel complottismo. Anzi, il libro affronta anche l’argomento delle fake news in un certo senso ed è interessante vedere come un libro pubblicato nel millenovecento sessantadue possa essere così attuale oggi.
Mi piacerebbe discuterne anche con voi, quindi magari se lo avete letto ditemi che ne pensate qui nei commenti o anche sul gruppo facbook, che vi linko in descrizione.
Il prossimo libro di oggi è meno conosciuto e certo non possiamo definirlo una pietra miliare. Virus Cepha, di IAN MACMILLAN, è un romanzetto leggero dell’ottantuno la cui narrazione comincia in un mondo già devastato da un’epidemia e in cui il giovane protagonista dovrà sopravvivere.
In questo caso il virus assume più la connotazione di un pretesto che del fulcro attorno al quale ruota il racconto, ma non completamente. Esiste una lista di regole per evitare il contagio che il protagonista porta con se e cerca di seguire scrupolosamente durante il periglioso viaggio che lo porterà ad un rifugio governativo supposto ultimo baluardo della civiltà.
Alla fine è più un romanzo d’avventura, ed essendo il secondo romanzo di MacMillan possiamo anche considerarlo come formativo. Magari ci sono esempi migliori di opere che raccontano il “dopo” la pandemia, ma a questo ci sono un po’ affezionato.
Il prossimo libro ci fa capire che un virus che distrugge la civiltà dell’uomo, non deve necessariamente infettare l’uomo. John Christopher, altro autore britannico, tanto per cambiare, scrive “La Morte dell’Erba nel 1956.
Nel romanzo il virus Chung-Li, che come ci si aspetterebbe parte dall’Asia, non attacca l’uomo, ma si diffonde fra le piante erbacee, quindi anche i cereali, che sono alla base della nostra produzione agricola.
Gli inglesi hanno un detto, ossia “siamo sempre a tre pasti dalla rivoluzione” e in effetti il romanzo segue questo adagio quasi alla lettera. La civiltà sprofonda rapidamente nel caos e la filosofia dell'”ognuno per se” prende inevitabilmente piede.
Anche questa tetra visione è preoccupantemente realistica. Uno dei problemi che assillano la comunità scientifica da tempo è la scarsa variabilità genetica delle colture agricole. La produzione mondiale si basa al settantacinque percento su tre sole colture: frumento, cioè grano, riso e mais. Basta.
Se quindi venisse fuori un virus che riuscisse a diffondersi fra queste colture, è assolutamente verosimile, se non certo, che a milioni fra gli uomini morirebbero di fame e a altri ancora per le inevitabili violenze.
A questo proposito vi racconto un aneddoto. Avete mai preso uno sciroppo per la tosse al gusto di banana? O mangiato un gelato alla banana o qualunque altra cosa aromatizzata al gusto banana? Magari avete notato che quell’aroma non è proprio uguale a quello delle banane.
E magari avrete pensato: “non l’hanno fatto proprio preciso questo aroma di banana”. Fatto sta che quell’aroma è identico a quello delle banane, ma non delle banane a cui siamo abituati noi. Le banane che troviamo sul mercato sono della varietà Cavendish, ma la predominanza di questa cultivar risale solo al 1950.
Prima di allora la banana più diffusa era la Gros Michel, che però era divenuta suscettibile alla cosiddetta “malattia di panama”, una micosi causata da un fungo che si propaga nel terreno. Come avrete notato, le banane non hanno semi, infatti vengono riprodotte per talea, ossia si crea una nuova pianta da un pezzo di una vecchia pianta.
Questo crea una piantagione composta essenzialmente da cloni, che hanno lo stesso identico DNA. Se dunque la piantagione viene attaccata da un parassita o altra malattia, la diversità genetica pari a zero causerà l’annientamento di tutte le piante.
E sostanzialmente è per questo che oggi le banane che troviamo al supermercato sono Cavendish. Che succederebbe se venisse fuori una malattia che attacca le Cavendish? Dovremmo passare ad un’altra specie. Finche non finiscono!
insomma, ci tengo a sottolineare che una pandemia agricola seria sarebbe molto, molto, molto peggio di una pandemia come quella che stiamo vivendo adesso.
In conclusione vorrei menzionare Ghiaccio Nove, romanzo del sessantatre di Kurt Vonnegut. Anche se in realtà nel romanzo non si parla di virus o batteri o di infezioni a danno di esseri viventi, ma il fulcro della narrazione è una sinistra invenzione ad opera di uno scienziato a cui era stato richiesto, dalla marina, qualcosa che potesse solidificare il fango, in modo da agevolare gli spostamenti dei soldati sui terreni difficili.
Quello che riesce a creare lo scienziato è una microparticella in grado di portare il punto di fusione dell’acqua con la quale viene a contatto a circa quarantacinque gradi centigradi. Dato che la reazione si propaga indefinitamente per contatto, questa perniciosa particella potrebbe quindi far congelare tutta l’acqua del pianeta.
Il meccanismo d’azione di questa tremenda molecola è molto simile a quello dei prioni ripiegati male, di cui avevo già parlato nel video su Andromeda, che vi linko.
Ghiaccio nove è un classicone quindi è consigliatissimo.
Ovviamente questa piccola selezione di romanzi non può in alcun modo ritenersi esaustiva delle innumerevoli altre opere che condividono questo tema.
